Perché la Via della Gentilezza?

Ognuno di noi è approdato alla propria situazione attuale percorrendo una strada con discese e salite, a volte presenti nello stesso istante, venti a favore e contrari, strozzature, sacche di bonaccia, spinte incontrollabili, bruschi arresti, nodi. Sopravvivere era l’istanza, e l’abbiamo fatto; poi, ci siamo resi conto che sopravvivere non basta, che ci piace vivere pienamente, godere del dono della vita, sentire il senso dell’essere qui.

Per passare dalla sopravvivenza al benessere, serve a volte un aiuto, un suggerimento gentile, il confronto con chi può aiutare ad ampliare la percezione, dallo spazio del problema allo spazio delle risorse e della progettualità.

E proprio perché siamo giunti al punto in cui siamo attraverso esperienze spesso faticose e dolorose, penso sia fondamentale attivare altre corde, altre risonanze, perché la Bellezza di ognuno, i talenti, il sogno, possano emergere in sicurezza. Ecco quindi la Gentilezza come paradigma cui riferirci durante le sessioni e i percorsi individuali e di gruppo, in cui collaboriamo per esprimere un nuovo equilibrio, un modo di vedere, sentire, essere nella vita, elegante, autentico, armonioso.

In fondo, si tratta semplicemente di orientarci secondo riferimenti semplici, chiari:

  • collaborazione
  • maieutica
  • integrazione

Collaborazione

Se mi rivolgo ad un terapeuta mi piace essere trattata da essere umano senziente, rispettata nella mia dignità e riconosciuta nel mio valore. Non mi piace essere considerata come una visita da sbrigare rapidamente e come un essere passivo che può solo ascoltare.

Ecco perché ogni incontro si svolge su un piano di collaborazione, dove la fiducia nelle capacità è reciproca, dove è fondamentale e necessario il contributo di entrambi (o di tutti i componenti del gruppo) per generare insieme quel particolare progetto terapeutico, appropriato e specifico per la persona in questione. o per il gruppo.

dalla collaborazione scaturisce la naturale Bellezza

Ognuno di noi ha una storia personale e famigliare che va considerata per collocare in una visione più ampia il problema specifico, che si tratti di questioni fisiche o interiori.

Ognuno di noi ha un modo di percepire il mondo, da cui scaturisce la sua risposta a ciò che accade. Questo sentire è un elemento potente: riconosciuto e trasformato, se ancorato a vecchi momenti di sofferenza, e, così aggiornato, utilizzato per un modo più autentico di essere nel mondo.

Maieutica

Maieutica è una parola greca che significa ostetricia. Era lo stile con cui Socrate, figlio di un’ostetrica, si rivolgeva a chi partecipava ai suoi dialoghi filosofici: egli non presumeva di rivelare o trasmettere agli altri la verità, ma come un’ostetrica li aiutava a ritrovarla in sé stessi e ad esprimerla nella loro vita.

Ognuno di noi ha già sperimentato come, quando ci sentiamo troppo risucchiati in un problema, avere il parere di una persona non coinvolta aiuti a percepire diversamente la situazione: nel nostro lavoro insieme avremo tutto il tempo di seguire gli indizi che emergono dal tuo racconto e che aprono porte su possibilità insospettate. Come scoprire un giardino segreto, nascosto dietro ad un muro ricoperto di vegetazione e quindi non visto.

La maieutica spalanca l’accesso al Giardino Segreto delle qualità essenziali

Integrazione

Integrare, per me, è rendere un sistema coerente e congruente utilizzandone parti fino a quel momento separate o apparentemente non collaboranti.

Che si tratti di disarmonia tra mente – cuore – corpo o tra aspirazioni individuali e doveri sociali o familiari, o sintomi fisici che indicano una disarmonia metabolica, la domanda è sempre perché sia stato necessario arrivare a quel punto pur di andare avanti. Perché il desiderio di esserci, di vivere, ha pagato il prezzo di quella sofferenza, e quale accadimento ha innescato quel percorso disagevole? Che cosa, nel sentire di quella persona, è stato tanto ferito da generare una incongruenza, in qualunque parte del suo sistema?

Come in un cerchio ogni punto può essere inizio e fine della circonferenza, così possiamo partire da qualunque parte del disagio per disegnare un tutto più fluido e armonico, dopo aver sciolto i blocchi che ostacolavano la pienezza di vita.

Coerenza e integrazione fra i tre cervelli

Integrare è anche facilitare l’incorporazione del nuovo, di ciò che è scaturito dalla sessione e che può divenire parte del quotidiano. Significa dare la possibilità ad ogni cellula di partecipare alla nuova risonanza, attraverso un’esperienza che attivi fisiologicamente i tre cervelli di cui siamo tutti dotati.